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Il Summit mondiale sullalimentazione della FAO (Food and Agriculture Organization) Roma 10 13 giugno 2002, è il banco di prova propizio per saggiare reali intendimenti o mutamenti di rotta alle pratiche attuali.
Riunitosi cinque anni dopo la Dichiarazione del 1996, con la presenza di 180 delegazioni, per rinnovare gli impegni assunti, il vertice ha dato vita ad una nuova Dichiarazione che prevede un Programma contro la fame per il dimezzamento di quanti soffrono la fame entro il 2015, portando la soglia della popolazione denutrita da 800 a 400 milioni di persone. Il problema delle risorse da utilizzare per queste politiche viene risolto invitando gli Stati più sviluppati a destinare lo 0,5% del PIL ad aiuti verso Paesi in via di sviluppo e tra lo 0,15% e lo 0,20% ai Paesi meno sviluppati.
Affermazioni assunte da un summit che non ha poteri decisionali ed i cui componenti più importanti mostrano la priorità data alla lotta contro la fame attraverso le defezioni delle maggiori nazioni (sono presenti solo 2 dei 29 leader dei paesi ricchi aderenti allOCSE) e con un irrisorio aiuto inviato ai paesi in via di sviluppo:
Nazione |
% PIL
|
Usa |
0.10 |
Australia |
0.27 |
Canada |
0.25 |
Giappone |
0.28 |
Francia |
0.32 |
Germania |
0.27 |
Italia |
0.13 |
Altro elemento spinoso della dichiarazione FAO riguarda le biotecnologie
Dalla DICHIARAZIONE emerge un: maggiore impegno nella ricerca e nell'utilizzo di nuove tecnologie e nelle biotecnologie, "in maniera sicura e adatta alle condizioni" specifiche delle varie situazioni.
Posizione condannata all interno del Forum per la Sovranità alimentare tenutasi allEUR di Roma, dove oltre 600 delegati hanno discusso la questione degli Organismi Geneticamente Modificati.
Accettando un maggiore utilizzo delle biotecnologie si agevolano le multinazionali che potranno godersi i ricavati di brevetti ed il controllo delle sementi. La fame è un problema di accesso al cibo disponibile e non effetto di eventi naturali o di limiti nella produzione, cioè si ha fame perchè si è poveri (A. Sen, Poverty and Famines, Oxford 1981).
Problema che rimarrà irrisolto fintanto che il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale indurranno i paesi ancora in via di sviluppo a ridurre la spesa pubblica in materia sanitaria e distruzione, a tagliare gli aiuti alimentari, ad abolire i sussidi per le principali colture.
Allora perché negare la tracciabilita dei prodotti, una sorta di etichetta identificativa per il cibo OGM e per quello non OGM, se non per salvaguardare gli interessi e le ingerenze in organismi sovranazionali ed in teoria sovraeconomici dei soliti noti ?
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